Mulini Abbandonati



Mulino di Conscenti - Val Graveglia 








 
Mulino di Reppia - Val Graveglia









Mulino di Vigogna - Vobbia (GE)



































Mulino delle Serre di Pentema


















Mulino di Zame












Mulino di Sarmoria - comune di Vobbia











Mulino di Porcile - Val Brevenna
















Mulino di “Duardu di Mareta” - Val Brevenna

Ubicato a poche decine di metri dal bivio per Mareta, è posto immediatamente a valle della strada che risale la Val Brevenna, su di un pianoro soprastante l’ alveo dell’ omonimo torrente.

Raggiungibile un tempo con la strada comunale “Ciosso – Mareta” risulta disposto su due piani ed era alimentato direttamente dal torrente Brevenna tramite una ruota, probabilmente in legno, oggi scomparsa.

Al piano terra, addossato ad una fascia secondo il tradizionale costruire delle “case di pendio”, rimangono ben conservati, gli ingranaggi che facevano muovere due macine. Ancora parzialmente visibile la scaletta in legno di collegamento con il piano superiore.


Il mulino conserva i resti degli ingranaggi. In particolare il cosiddetto “castello” ovvero l' impalcatura interna in legno, che sostiene le macine e le tramogge oggi scomparse, al di sotto della quale sono posizionati gli ingranaggi e le ruote dentate

Sotto il “castello” si trovano due “ruote dentate o lubecchi”, in legno saldamente ancorate all’ albero orizzontale costituito da un grosso tronco. Il disco della ruota presenta una serie di denti, sempre in legno, di particolare forma e sezione adatti ad innestarsi nella “lanterna” o “rocchetto”  costituita da traversine cilindriche, detti “fusoli”.

Le macine sono formate da due mole dette anche “palmenti” fatte di grosse pietre in origine monolitiche, di forma circolare. La mola inferiore era fissa mentre quella superiore girava grazie al meccanismo sopra descritto; disponeva di un foro centrale attraverso il quale veniva fatto scendere il prodotto da macinare, regolato dalla tramoggia.

Le macine erano incise con canalette dall'interno all'esterno, la cui dimensione e forma variava in funzione del tipo di granaglia da macinare e della farina che si voleva ottenere.

Si possono ancora osservare le protezioni in legno delle macine che dovevano garantire la sicurezza di chi lavorava all’ interno del mulino e il meccanismo, sempre in legno, chiamato “arganello” che era utilizzato per sollevare la macina superiore.

Poiché le mole si usuravano rapidamente il mugnaio doveva periodicamente revisionarle, con un operazione che veniva detta “battere mola” che consisteva nella scalpellatura della superficie di pietra della mola.









Mulino di Foppiano di Rovegno






Mulino di Casalbusone










Mulino di Bromia
















Mulino di Berlicche Isola del Cantone











Mulino di Agneto 









Mulino dei Gatti valle dei Campassi





Mulino di Alpe di Vobbia

Il mulino è disposto su tre piani: al piano terra c’ è la stanza dove sono  alloggiati i meccanismi e le macine. La zona risulta sopraelevata di circa un metro rispetto al terreno circostante ed è accessibile mediante alcuni scalini in pietra. Le macine sono poste superiormente agli ingranaggi ed accessibili tramite un piccola porticina laterale da dove il mugnaio alimentava le tramogge poste sopra le macine.

A lato del mulino un'altra stanza destinata a cantina, mentre al piano superiore era posizionata l’ abitazione del mugnaio; evidenti ancora i resti di un vecchio forno con volta in pietra, impiegato probabilmente per la cottura del pane. Sempre al piano della cucina c'era anche un "abergo" ovvero un vano per la seccatura delle castagne.

Per il bestiame ed il fieno erano presenti due cascine a monte del mulino, mentre il terreno circostante era coltivato con alberi di frutta e perfino un vigneto.

Rispetto ad altri mulini della zona, il Mulino d’ Alpe ha una caratteristica che lo contraddistingue dagli altri: era alimentato da una grossa vasca, posta a monte del fabbricato, che con un beudo, captava l’ acqua dal rio dei Cugni.

Evidentemente la sua posizione orografica nella parte alta della valle del rio Fabio, non assicurava la necessaria quantità di acqua anche durante i periodi di maggiore siccità e quindi la necessita di avere questa grossa vasca di accumulo.

Dalla vasca di accumulo semi interrata delle dimensioni di circa 12 x 5 mt., l’ acqua veniva convogliata al mulino con una condotta oggi scomparsa, probabilmente costituita da tubi in ferro.

Dalle ricerche eseguite sulla cartografia, soprattutto catastale, il mulino era collegato sia con Alpe di Vobbia che con il paese di Costa di Clavarezza tramite “strada comunale”.

















Mulini delle ex cave di ardesia di Trapena





Mulino Gelato  valle dei Campassi
 







Mulini di Tonno Val Brevenna









Mulini di Casanova di Sant' Olcese







Mulini di Frassinello Val Brevenna






Mulino di ----- Val d' Aveto




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