sabato 8 maggio 2021

FETO (Comune di Montoggio)

FETO (Comune di Montoggio)

Grazie ad alcuni degli utenti del forum www.quotazero.com oggi sono ritornato al paese abbandonato di Feto nel Comune di Montoggio.

Il sentiero risegnato e ripulito, parte dalla frazione di Morasco ed in circa un ora raggiunge il paese - segnavia X gialla.

Nella mia precedente visita che risale al 2013 c'ero arrivato partendo da Noci però non avevo potuto visitare la parte inferiore del paese in quanto sommersa dalla vegetazione infestante.

Con il sentiero Quotazero 7 delle "Tre Valli" oggi il paese si può visitare nella sua interezza.











domenica 18 aprile 2021

ASÒSTO DI BIGIÆ

 ASÒSTO DI BIGIÆ


Sulle pendici meridionali della Rocca dei Corvi a circa 600 mt. s.l.m. si trova questo antico manufatto in pietra collocato nella zona una volta denominata delle “Comunaglie della Parrocchia di Murta” o  “Bosco Ramasso” 

Questi luoghi frequentati già dal XII secolo, sono stati utilizzati o quantomeno posseduti dagli “uomini della Parrocchia di Murta” fino agli anni 1930. Ancora sul finire del XVIII secolo erano parte di un più ampio complesso di terre comunali appartenenti a tre comunità parrocchiali: Murta San Carlo di Cese e Livellato e del Comune di Borzoli, posto lungo i crinali che chiudevano la valle Chiaravagna - Ramasso.

(fonte: risorse collettive e conflitti locali: il bosco Ramasso (Genova), 1790-1930 di Gian Franco Croce).


Si tratta di un ricovero di forma conica un tempo utilizzato come riparo e punto di appoggio anche per i pellegrini che si recavano al Santuario della Madonna della Guardia sul vicino Monte Figogna.

E’ stato oggetto negli anni passati di un opera di recupero a cura del Gruppo Sentieri del CAI Bolzaneto ed è raggiungibile da Murta, oppure più semplicemente e direttamente tramite un sentiero che si diparte da via Militare di Borzoli appena prima della discarica di Scarpino.










domenica 28 marzo 2021

Colanesi

Colanesi non è un paese né un borgo: sono una decina di costruzioni sparse sulle pendici meridionali del Monte Fasce in una conca rivolta verso il mare e protetta dai venti di tramontana, sistemata un tempo a fasce terrazzate.

Erano fabbricati destinati per lo più a stalle, tutti costruiti rigorosamente in pietra locale - i calcari del Monte Antola - compresa la copertura che appoggiava su una struttura in legno.

Al loro interno, per quel poco che ormai è possibile leggere dalla tessitura dei muri, alcuni piccoli vani ricavati nello spessore delle pareti perimetrali utilizzati probabilmente per riporre oggetti o il fiasco del vino.

La zona era di transito dal mare di Nervi al Monte Fasce, passando per la Val Lentro in alta Val Bisagno e quindi alla pianura padana.

Tutta l’ area in generale risulta attraversata da una fitta rete di sentieri che dal mare salgono verso i primi monti alle spalle di Genova tra i quali spicca il Monte Fasce riconoscibile per le tante antenne.

Per raggiungere Colanesi si può partire dalla strada panoramica del Monte Moro. Dalla Chiesa Eremo di Santa Chiara, si segue il crinale indicato dalla FIE con una T rossa rovesciata, fino ad incontrare un grosso masso. Da qui il sentiero piega verso il mare (segnavia un bollo rosso) tagliando le pendici meridionali del Monte Fasce ed arrivando in circa 1,30 ore alla meta.













sabato 13 marzo 2021

La valle nascosta del rio Pomà e i suoi mulini

Nella parte alta del rio Pomà, affluente di sinistra del torrente Sturla si trovano i resti di sette degli oltre settanta mulini che lungo tutta la valle dello Sturla macinarono grano, orzo, ceci e castagne secche.


I prodotti da macinare non erano solo locali, ma provenivano per la maggior parte da commerci marinari: giungevano a Genova sulle navi provenienti dalla Sardegna, Calabria, Provenza e dall'Africa. Dal porto le merci erano trasportate in valle Sturla da carri trainati da muli.

Quello che resta dei sette mulini lungo il rio Pomà si può visitare percorrendo inizialmente il sentiero che in sponda destra risale il corso del rio con partenza dal b&b Alle Giare. (posteggio privato quindi lasciare l’ auto nella piazza di San Desiderio). Dal 1° mulino la risalita diventa più difficile dovendo attraversare alcune volte il corso d’ acqua.

Ad una quota di circa 191 si incontrano in sponda destra i resti del primo mulino, alimentato da un lungo beudo che azionava una ruota verticale. La cosa interessante è che l’ acqua utilizzata non veniva reimmessa nuovamente nel rio ma, ulteriormente canalizzata, andava ad alimentare un altro mulino posto più a valle in sponda sinistra.






Per passare da una sponda all’ altro del rio esiste ancora oggi un ponte a due arcate in pietra chiamato localmente “Puntin” risalente al XVIII secolo.




Proseguendo la risalita del rio ad una quota di circa 200 mt. in sponda sinistra troviamo i resti di due mulini sovrapposti, dalla struttura ancora parzialmente leggibile.




Continuando ancora lungo il rio Pomà, questa volta di nuovo in sponda destra, un ulteriore mulino con l’ alloggiamento della ruota posto a monte. 


Da qui camminando lungo il beudo che lo alimentava si trovano sulla sponda opposta, la sinistra, altri due mulini sovrapposti.