venerdì 2 ottobre 2020

MULINI DI TONNO

Ubicati in sponda destra del rio di Tonno o rio dell’ Orso, sono tre distinti fabbricati, ancora in discreto stato di conservazione, nonostante i crolli delle coperture.


MULINO DU  LESSIU

Il più grande è chiamato "U Muin du Lessiu" dal nome del proprietario Alessio Peruzzo di Casareggio, passato poi al figlio Peruzzo Antonio detto “Mosca”, da qui la denominazione "U Muin di Mosca".

Il fabbricato è datato 1420 come risulta inciso su di una pietra posta sul prospetto ovest. Il mulino è anche detto di Chiappa Crosa dal nome della frazione che serviva (Chiappa) e della famiglia proprietaria (Crosa).

Al suo interno i resti del “castello” che sorreggeva due macine e l’ “arganello” utilizzato per sollevare la macina superiore e consentire quindi di rifare le scanalature, operazione che veniva detta “battere mola”.

La porta di accesso "zoppa"  indica un uso commerciale dell'edificio con la porzione a finestra utilizzata come banco per la vendita.

Il mulino è stato attivo e funzionante fino al 1964; gli altri due edifici erano abitazioni e su di una di esse c'era una meridiana.

Lungo il greto del rio di Tonno si possono ancora notare le spalle dell’ antico ponte che attraversava il rio di Tonno conducendo alla frazione di Chiappa, ponte ancora transitabile fino alla fine del secolo scorso.

Il mulino era collegato con una teleferica a motore che serviva per il trasporto della farina e delle castagne verso la frazione del Fullo.


MULINO DI TONNO

Più a valle scendendo il Rio di Tonno (indicato come rio dell’ Orso sulle mappe catastali) in sponda destra troviamo i resti di un secondo mulino con all'interno ben visibile i resti di una macina. Denominato Il Mulino di Tonno dal nome della frazione che serviva.


MULINO DU BARDUN

Il terzo mulino si trova ancora più a valle, sempre in sponda destra del rio di Tonno sotto l’ abitato di Casareggio ed era detto Muin du  Bardun

Un centinaio di metri prima di arrivare al mulino si nota nell'alveo la traccia di un muro intonacato a calce, ciò che resta dello sbarramento a diga che creava un piccolo lago dal quale partiva il canale di acqua che lo alimentava. 

Nel 1890 una grande alluvione distrusse buona parte dei mulini della valle e spazzò via anche questo manufatto.


Fonte: Gilberto Ruggeri, Aldo Scorzoni, Andrea Bagnasco e Giuseppe Bagnasco.


MULINO DU  LESSIU







MULINO DI TONNO




MULINO DU BARDUN











giovedì 10 settembre 2020

NOCI COMUNE DI MONTOGGIO

L’ arrivo a Noci, percorrendo la sterrata proveniente da Capenardo, è annunciato da una lapide in memoria di Gildo Pensiero “Giuda” (1922-1945) Garibaldino della Brigata Volante Severino che qui aveva il proprio quartier generale ricordato con una targa in prossimità di un fabbricato ormai diruto (ex osteria).

Il borgo, sulla mappa catastale, è composto da circa 50 fabbricati, anche se è quasi impossibile oggi fare una distinzione tra abitazioni, fienili ecc. anche in relazione alla inaccessibilità di larghe zone del paese.

Quella sicuramente riconoscibile è la piccola chiesa dedicata a Nostra Signora Assunta con annessa canonica che ospitava anche la scuola elementare, posta al centro del paese.

Come scrive Fezzardi nel suo libro “Monte Bano, molte storie”, la fondazione del paese sembrerebbe da ascrivere ad emigranti provenienti dalla Corsica che fino al 1768 era una colonia Ligure.

Nel paese vi erano due osterie, una bottega di falegname, come detto la chiesa e la scuola che garantiva fino alla terza elementare, dopo di che chi voleva proseguire era costretto ad andare fino a Montoggio sobbarcandosi un ora e mezza di mulattiera ad andare ed altrettanto a ritornare.

Nel 1951 Noci risultava abitato da 67 residenti, mentre nel censimento ISTAT del 1961 erano scasi a 36. Tra il 1866 e il 1951 risultavano nati a Noci 314 bambini il cui cognome prevalente era Risso.

Lo stato di conservazione risulta per la maggior parte precario ad accezione delle case immediatamente circostanti la chiesa che sono state in parte ristrutturate negli anni passati, anche se, alla data della visita (6/9/2020), nessuna presentava segni di vita.


Fonte: Monte Bano, molte storie di Marco Fezzardi


La mappa catastale di impianto del paese di Noci

Il cartello posto lungo la strada proveniente da Capenardo


La chiesa dedicata a Nostra Signora Assunta












lunedì 31 agosto 2020

CASTELLO DELLA PIETRA LUNGO IL SENTIERO DEI CASTELLANI

CASTELLO DELLA PIETRA LUNGO IL SENTIERO DEI CASTELLANI

Partendo dalla località Torre di Vobbia si può raggiungere in circa 2 ore il Castello della Pietra con un dislivello di circa 150 mt. lungo il Sentiero dei Castellani, percorso molto vario e privo di particolari difficoltà. Il tracciato è segnato con una croce gialla.

Lungo il sentiero vi sono 8 punti di osservazione: il primo è il Poggetto, uno sperone di roccia con splendida vista sull'abitato di Vobbia.

Proseguendo si incontrano i resti di muratura di un secchereccio (punto di osservazione n° 2) per le castagne (il bosco di castagne è un po più avanti) e quindi subito dopo una piazzola dove si faceva il carbone, la cui carbonaia è stata recentemente ricostruita ai fini didattici (punto di osservazione n° 3).

Seguendo il tracciato a mezza costa si arriva al 4° punto di osservazione dove sono evidenti gli affioramenti di conglomerato, una roccia sedimentaria costituita da un'infinità di ciottoli cementati tra di loro. Dopo alcune centinaia di metri la vista si apre (punto di osservazione n° 5) sulle sottostanti gole formate dal torrente Vobbia.

Si attraversa quindi un bosco misto (punto di osservazione n° 6) per arrivare poi a doppiare il crinale del Bric Bricchetti (mt. 739) da dove si ha una spettacolare vista sul Castello.

Il tracciato scende fino ad una zona umida (punto di osservazione n° 7) per proseguire quindi in una zona di affioramenti di conglomerato ricca di vegetazione rupestre (punto di osservazione n° 8) e quindi, con un ultimo sforzo, si arriva in prossimità del Castello della Pietra.




 



sabato 29 agosto 2020

PORTALI IN PIETRA DELL’ ENTROTERRA GENOVESE - PERLEZZI

 PORTALI IN PIETRA DELL’ ENTROTERRA GENOVESE - PERLEZZI


Nella piccola frazione di Perlezzi del Comune di Borzonasca numerosi sono ancora i portali con stipiti ed architravi costituiti da grossi blocchi di pietra squadrati recanti incisioni con date riferite al XVII secolo, testimonianza della capacità di costruire di un tempo.

Il piccolo borgo presenta ancor oggi i segni evidenti di un assetto difensivo costituito da impianti planimetrici formati da vere e proprie cinte murarie che racchiudevano case e spazi ortivi.


Fonte: Val Graveglia (di Duilio Citi, Luglio 2017)



















mercoledì 26 agosto 2020

SAN MARTINO DI LICCIORNO

SAN MARTINO DI LICCIORNO 

Il primo documento scritto che cita la chiesa di San Martino di Licciorno è un atto notarile del 1298 nel quale viene dato incarico a Guglielmo di procedere alla elezione del rettore nelle vacanti chiese di Santa Maria di Sopracroce e San Martino di Licciorno. 

 Per quanto riguarda l'epoca di prima fondazione si possono solo avanzare delle ipotesi basate sulle informazioni tramandate oralmente e sull'analisi archeologica e architettonica delle strutture murarie, le quali però, non sono ancora state condotte in maniera approfondita. 

La tradizione locale vuole San Martino di Licciorno come la prima parrocchiale del territorio di Sopralacroce. Nonostante la muratura attualmente visibile sembri piuttosto omogenea e di età moderna la tipologia planimetrica potrebbe essere medievale e anche l'intitolazione a San Martino vescovo di Tours concorre a far ritenere che la chiesa possa essere di antica fondazione. Quel che sappiamo con certezza è che nel 1491 San Martino era già dipendente dalla nuova parrocchiale di Prato Sopralacroce. 

La chiesa venne definitivamente abbandonata a metà dell'ottocento. 

Fonti: atti della Società Ligure di Storia Patria cap. XVI pagina 812. 

Come arrivare: dalla frazione di Vallepiana in Comune di Borzonasca, si imbocca la stradina che conduce alla Chiesa dedicata alla natività di Maria, posta immediatamente sotto la strada. Il sentiero, comodo e facile è segnalato con alcune paline del Parco Regionale dell’ Aveto (segnavia 2 linee rosse) ed in circa 20/25 minuti conduce al sito di San Martino di Licciorno.









domenica 23 agosto 2020

CASA DEL PICCETTO E CASONI DI PACIAN

CASA DEL PICCETTO E CASONI DI PACIAN

La Casa del Piccetto è posta lungo il sentiero che da Torriglia conduce al Monte Antola e prende il nome da Antonio Navone detto “Piccetto” – classe 1863 - che abitava a Lavazzuoli, frazione del Comune di Valbrevenna.

La casa negli anni dopo la seconda guerra mondiale fu un riferimento importante per gli allevatori con le loro bestie al seguito nonché luogo di incontro dei cacciatori.

Dall'inizio dell'estate del 1944 fino al 26 agosto dello stesso anno sostarono qui partigiani costretti poi a scappare a causa di un grande rastrellamento; tedeschi e fascisti incendiano le baracche del Paccian e buttarono all'aria la Casa del Piccetto, che rimase abbandonata o utilizzato come rifugio temporaneo mai più come sede di un distaccamento fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Poco sotto la casa del Piccetto, lungo il sentiero che dalla Cappella dei Bucci conduce a Lavazzuoli, sorgevano un paio di casoni che d'estate erano abitati da una famiglia di Piancassina quella di Bruno Navone detto Paccian, che con moglie e figlia teneva le bestie nei mesi caldi.

(Testo di Lorenzo Torre)