sabato 28 febbraio 2015

Trapena Alta - comune di Bargagli


Accesso carrabile:  percorsa la strada per Bargagli (S.S. n. 45), si prende la deviazione per Traso. Si imbocca quindi via 4 Novembre, oltrepassando la chiese di Traso per proseguire lungo via Fiume.
Si tralascia la deviazione per la località Ciappa e si prosegue fino ad uno stretto tornante dove è stata posizionata una palina indicatrice e dove è possibile posteggiare la macchina.

Itinerario  per arrivare al borgo abbandonato di Trapena Alta si prende il sentiero segnalato con due losanghe rosse che inizia percorrendo via Fiume per arrivare subito ad una prima deviazione.
Si imbocca il viottolo tra le case sulla destra – segnavia due linee rosse – che in ripida discesa con  il nome di via Roma, arriva alla località Ciappa.
Si fiancheggiano alcuni edifici fino ad un truogolo: sulla nostra sinistra il sentiero per Barego, mentre proseguendo sulla nostra destra si segue il segnavia quadrato rosso pieno per Trapena Alta.
Il sentiero corre parallelo ad antichi muri a secco fino ad incontrare un primo rivo (fosso della Luega) che si supera su di una passerella in ferro e legno. In breve si arriva alla località “in Düige” zona caratterizzata da alberi di castagne secolari e da due fabbricati in rovina, probabilmente ad uso abitativo, viste le dimensioni delle finestre.
Il sentiero prosegue quindi con una discesa che porta ad attraversare un altro rio (fosso Burego) per arrivare a quota 566 dove troviamo la partenza di una teleferica ed un piccolo riparo a monte del sentiero.
Si prosegue con un lungo falsopiano fino ad arrivare dapprima alla località “Ciâñ da Lunga” poi alla località “Sereo” ed infine ai primi ruderi di Trapena Alta che ci accoglie con quello che rimane del vecchio truogolo, posto al centro del borgo.










domenica 22 febbraio 2015

Barego - alta Val Bisagno

Accesso carrabile:  percorsa la strada per Bargagli (S.S. n. 45), si prende la deviazione per Traso. Si imbocca quindi via 4 Novembre, oltrepassando la chiese di Traso per proseguire lungo via Fiume.
Si tralascia la deviazione per la località Ciappa e si prosegue fino ad uno stretto tornante dove è stata posizionata una palina indicatrice e dove è possibile posteggiare la macchina.

Itinerario  per arrivare al borgo abbandonato di Barego si prende il sentiero segnalato con un quadrato rosso pieno che inizia percorrendo via Fiume, stretto viottolo pedonale tra le case, per arrivare subito ad una prima deviazione. Sulla nostra destra il sentiero per la Presa e sulla nostra sinistra quello per Barego.
Si imbocca il viottolo tra le case che in breve si trasforma in una bella mulattiera che corre tra due muri in pietra. Si arriva ad incrociare una sterrata che conduce ad una vecchia casa rurale ancora abitata. Da questo punto in poi il sentiero diventa più stretto e corre tra i muri a secco che delimitavano antiche fasce.
In circa 45 minuti si arriva al primo fabbricato. Il borgo è disposto lungo il sentiero che prosegue verso il monte di Traso tra una quota di circa 677 mt. s.l.m. e circa 767 mt. s.l.m..
Barego fu abbandonato più di tre secoli per ragioni sconosciute; oggi nella fitta vegetazione semi sepolti da piante infestanti, si possono ancora riconoscere i resti di 25 case le cui fondamenta risalgono al VII secolo.
Ma la cosa strana e misteriosa di Barego è la destinazione d’ uso dei 25 edifici. Infatti con un'unica eccezione, non dispongono di quelle caratteristiche di tipo abitativo dell’ epoca. Le finestre troppo piccole, l’ assenza di camini e di stufe, fanno pensare ad un utilizzo più produttivo legato alla sfruttamento del castagno, del bosco in genere e più in alto dei pascoli, ancora oggi sfruttati.












sabato 31 gennaio 2015

Mulino di Pareto Val Brevenna


Il Mulino di Pareto


Quando pensavo di avere già visto o trovato tutto, la Val Brevenna mi ha regalato invece ancora una nuova scoperta.

Grazie al post di Giuseppe Bagnasco sul gruppo Facebook “quelli della Val Brevenna”, che mi ha molto incuriosito, ho fatto alcune ricerche su questo mulino.

Credevo infatti che il mulino di Pareto fosse quello sempre lungo il torrente omonimo ma praticamente davanti alla frazione di Caselline, che avevo già avuto modo di fotografare, non senza difficoltà.

Mentre di quello da me fotografato non ho trovato alcuna notizia, nel libro edito da Dal Sagep nel 1973 dal titolo “alta valle scrivia”, scritto da Giovanni Meirana e Camillo Manzitti, ho scovato invece la descrizione ed il racconto fatto da Giacomin Staiolo di Pareto che riporto integralmente.


“Sono quarant'anni che non entro in questo mulino, ma ricordo ancora mia nonna dare fiato a un corno, per avvertire la gente che il mulino girava.
Gli uomini scendevano con i sacchi in spalla giù per le scalette di pietra da una fascia all'altra o lungo un sentiero cosi ripido che neppure i muli potevano affrontarlo. Venivano a macinare nel nostro mulino. Mia nonna dai più poveri non si faceva pagare - mi direte un Rosario - diceva, e quando restava sola nel mulino impiegava anche lei il tempo a dire rosari e ripuliva la tramoggia. Poi impastava qualche manciata di farina di castagne e cuoceva sotto la cenere certe focacce schiacciate e dure, le trovavo squisite " .


Gli autori proseguono quindi con la descrizione del mulino o di ciò che ne restava già oltre 40 anni fa.

“Quando il mulino è in vista, il sole è alto e il ruscello si colora d’ argento. L’ edificio è li, su uno sperone di roccia, col tetto di paglia e il displuvio protetto da tronchi concavi di castagno. Sembra tirato fuori di peso da un dipinto di Brueghel e messo li per caso. L’ edera e i rovi rivestono i muri e ricoprono macerie, ma l’ interno è rimasto quasi intatto: in alto la tramoggia servita da una scaletta e sotto il cassone che copre le macine ruotanti. Sul cassone una data: 1848. Nell’ angolo, sul pavimento di legno, un riquadro in pietra, su cui veniva acceso il fuoco. I muri affumicati del locale richiamano alla memoria un altro ambiente, di cui fra breve non resterà neppure la semenza: l’ essicatoio per le castagne, sovente costruito nei boschi, a volte in paese, accanto alla casa di abitazione”.

Oggi di questo mulino, uno dei tanti che erano presenti nella Val Brevenna, non restano che i muri perimetrali. Il tetto è inesorabilmente crollato sotto il peso della neve, trascinando all’ interno del fabbricato i soli di interpiano.

Rimangono al suo interno le macine in pietra e la ruota completamente in legno fissata sull’ albero orizzontale collegata alla ruota esterna, oggi scomparsa.

Rispetto al mulino posto più a monte del torrente questo era sicuramente più antico in quanto tutti gli ingranaggi erano in legno.

Era disposto su tre piani e verso valle in aderenza al mulino era posizionata l’ abitazione del mugnaio oggi in gran parte crollata.

Foto tratta dal libro edito da Sageo dal titolo "alta valle scrivia" scritto da Giovanni Meriana e Camillo Manzitti








domenica 18 gennaio 2015

Casolari in alta Val Bisagno

In comune di Bargagli, dalla frazione Molino, si possono raggiungere alcuni casolari abbandonati posti in sponda destra del torrente Bisagno.

Erano probabilmente impiegati come ricovero per gli animali, fienile e riparo.



 







Un tratto di sentiero pensile ancora ottimamente conservato che serviva per passare da una fascia ad un altra