giovedì 25 giugno 2015
lunedì 25 maggio 2015
sabato 25 aprile 2015
sabato 28 febbraio 2015
Trapena Alta - comune di Bargagli
Accesso carrabile: percorsa la strada per Bargagli (S.S. n. 45),
si prende la deviazione per Traso. Si imbocca quindi via 4 Novembre,
oltrepassando la chiese di Traso per proseguire lungo via Fiume.
Si tralascia la deviazione per la
località Ciappa e si prosegue fino ad uno stretto tornante dove è stata
posizionata una palina indicatrice e dove è possibile posteggiare la macchina.
Itinerario per arrivare al borgo abbandonato di Trapena
Alta si prende il sentiero segnalato con due losanghe rosse che inizia
percorrendo via Fiume per arrivare subito ad una prima deviazione.
Si imbocca il viottolo tra le
case sulla destra – segnavia due linee rosse – che in ripida discesa con il nome di via Roma, arriva alla località Ciappa.
Si fiancheggiano alcuni edifici
fino ad un truogolo: sulla nostra sinistra il sentiero per Barego, mentre
proseguendo sulla nostra destra si segue il segnavia quadrato rosso pieno per
Trapena Alta.
Il sentiero corre parallelo ad
antichi muri a secco fino ad incontrare un primo rivo (fosso della Luega) che
si supera su di una passerella in ferro e legno. In breve si arriva alla
località “in Düige” zona caratterizzata da alberi di castagne secolari e da
due fabbricati in rovina, probabilmente ad uso abitativo, viste le dimensioni
delle finestre.
Il sentiero prosegue quindi con
una discesa che porta ad attraversare un altro rio (fosso Burego) per arrivare
a quota 566 dove troviamo la partenza di una teleferica ed un piccolo riparo a
monte del sentiero.
Si prosegue con un lungo
falsopiano fino ad arrivare dapprima alla località “Ciâñ da Lunga” poi alla località
“Sereo” ed infine ai primi ruderi di Trapena Alta che ci accoglie con quello
che rimane del vecchio truogolo, posto al centro del borgo.
domenica 22 febbraio 2015
Barego - alta Val Bisagno
Accesso carrabile: percorsa la strada per Bargagli (S.S. n. 45),
si prende la deviazione per Traso. Si imbocca quindi via 4 Novembre,
oltrepassando la chiese di Traso per proseguire lungo via Fiume.
Si tralascia la deviazione per la
località Ciappa e si prosegue fino ad uno stretto tornante dove è stata
posizionata una palina indicatrice e dove è possibile posteggiare la macchina.
Itinerario per arrivare al borgo abbandonato di Barego si
prende il sentiero segnalato con un quadrato rosso pieno che inizia percorrendo
via Fiume, stretto viottolo pedonale tra le case, per arrivare subito ad una
prima deviazione. Sulla nostra destra il sentiero per la Presa e sulla nostra
sinistra quello per Barego.
Si imbocca il viottolo tra le
case che in breve si trasforma in una bella mulattiera che corre tra due muri
in pietra. Si arriva ad incrociare una sterrata che conduce ad una vecchia casa
rurale ancora abitata. Da questo punto in poi il sentiero diventa più stretto e
corre tra i muri a secco che delimitavano antiche fasce.
In circa 45 minuti si arriva al
primo fabbricato. Il borgo è disposto lungo il sentiero che prosegue verso il
monte di Traso tra una quota di circa 677 mt. s.l.m. e circa 767 mt. s.l.m..
Barego fu abbandonato più di tre
secoli per ragioni sconosciute; oggi nella fitta vegetazione semi sepolti da
piante infestanti, si possono ancora riconoscere i resti di 25 case le cui
fondamenta risalgono al VII secolo.
Ma la cosa strana e misteriosa di
Barego è la destinazione d’ uso dei 25 edifici. Infatti con un'unica eccezione,
non dispongono di quelle caratteristiche di tipo abitativo dell’ epoca. Le
finestre troppo piccole, l’ assenza di camini e di stufe, fanno pensare ad un
utilizzo più produttivo legato alla sfruttamento del castagno, del bosco in
genere e più in alto dei pascoli, ancora oggi sfruttati.
sabato 31 gennaio 2015
Mulino di Pareto Val Brevenna
Il
Mulino di Pareto
Quando
pensavo di avere già visto o trovato tutto, la Val Brevenna mi ha regalato
invece ancora una nuova scoperta.
Grazie
al post di Giuseppe Bagnasco sul gruppo Facebook “quelli della Val Brevenna”,
che mi ha molto incuriosito, ho fatto alcune ricerche su questo mulino.
Credevo
infatti che il mulino di Pareto fosse quello sempre lungo il torrente omonimo
ma praticamente davanti alla frazione di Caselline, che avevo già avuto modo di
fotografare, non senza difficoltà.
Mentre
di quello da me fotografato non ho trovato alcuna notizia, nel libro edito da
Dal Sagep nel 1973 dal titolo “alta valle scrivia”, scritto da Giovanni Meirana e
Camillo Manzitti, ho scovato invece la descrizione ed il racconto fatto da Giacomin
Staiolo di Pareto che riporto integralmente.
“Sono quarant'anni che non entro in
questo mulino, ma ricordo ancora mia nonna dare fiato a un corno, per avvertire
la gente che il mulino girava.
Gli uomini scendevano con i sacchi in
spalla giù per le scalette di pietra da una fascia all'altra o lungo un
sentiero cosi ripido che neppure i muli potevano affrontarlo. Venivano a
macinare nel nostro mulino. Mia nonna dai più
poveri non si faceva pagare - mi direte un Rosario - diceva, e quando restava
sola nel mulino impiegava anche lei il tempo a dire rosari e ripuliva la
tramoggia. Poi impastava qualche manciata di farina di castagne e cuoceva sotto
la cenere certe focacce schiacciate e dure, le trovavo squisite " .
Gli
autori proseguono quindi con la descrizione del mulino o di ciò che ne restava già
oltre 40 anni fa.
“Quando il mulino è in vista, il sole è alto
e il ruscello si colora d’ argento. L’ edificio è li, su uno sperone di roccia,
col tetto di paglia e il displuvio protetto da tronchi concavi di castagno. Sembra
tirato fuori di peso da un dipinto di Brueghel e messo li per caso. L’ edera e
i rovi rivestono i muri e ricoprono macerie, ma l’ interno è rimasto quasi
intatto: in alto la tramoggia servita da una scaletta e sotto il cassone che
copre le macine ruotanti. Sul cassone una data: 1848. Nell’ angolo, sul pavimento
di legno, un riquadro in pietra, su cui veniva acceso il fuoco. I muri
affumicati del locale richiamano alla memoria un altro ambiente, di cui fra
breve non resterà neppure la semenza: l’ essicatoio per le castagne, sovente
costruito nei boschi, a volte in paese, accanto alla casa di abitazione”.
Oggi
di questo mulino, uno dei tanti che erano presenti nella Val Brevenna, non
restano che i muri perimetrali. Il tetto è inesorabilmente crollato sotto il
peso della neve, trascinando all’ interno del fabbricato i soli di interpiano.
Rimangono
al suo interno le macine in pietra e la ruota completamente in legno fissata
sull’ albero orizzontale collegata alla ruota esterna, oggi scomparsa.
Rispetto
al mulino posto più a monte del torrente questo era sicuramente più antico in
quanto tutti gli ingranaggi erano in legno.
Era
disposto su tre piani e verso valle in aderenza al mulino era posizionata l’
abitazione del mugnaio oggi in gran parte crollata.
![]() |
| Foto tratta dal libro edito da Sageo dal titolo "alta valle scrivia" scritto da Giovanni Meriana e Camillo Manzitti |
domenica 18 gennaio 2015
Casolari in alta Val Bisagno
In comune di Bargagli, dalla frazione Molino, si possono raggiungere alcuni casolari abbandonati posti in sponda destra del torrente Bisagno.
Erano probabilmente impiegati come ricovero per gli animali, fienile e riparo.

Un tratto di sentiero pensile ancora ottimamente conservato che serviva per passare da una fascia ad un altra
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